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Esiste qualcosa di più appagante come la compagnia? Nell’essere accolto dentro un buco fatiscente con i tuoi frugoletti che ti gironzolano intorno e la luce dei tuoi occhi, lì dinanzi a te, ad osservarti come se fosse ancora la prima volta.. ah quella volta. Chi può definire vita ciò che non accomuna tutto questo? Non oserei mai mettere in dubbio un ovvietà come questa, anche quando dopo l’esplosione del reattore e, di conseguenza, della nostra stessa linfa vitale, abbiamo ugualmente deciso di continuare, come se il resto fosse tutta una sfumatura, un contorno particolarmente coinvolgente quanto acerbo, ma mai così devastante. Anche quando eri fra le mie braccia, appassita, non come un Cosmos* appena fiorito, con quel profumo vanillato ed inebriante, e con quella particolare tonalità di rosso.. svanita, come tutto il resto dopotutto. Nulla poteva compromettere l’ovvio, anche quando Pavel mi fece quell’improponibile disegno stilizzato, con quella specie di prato fiorito e noi mano per mano felici e sorridenti, come se non lo avessi mai portato al parco prima. Pensare che ce l’ho tuttora, è qui, accanto a me, affianco al mio cuscino, pronto a permettermi di dormire quando necessario. Come se servisse.. il mio sonnambulismo sta scombussolando ogni cosa, mi ha fatto scoprire la causa, l’ha permesso! E’ stato incurante del mio stato attuale ma in fin dei conti ormai non serve, perlomeno posso ritornare a dormire, osservando il disegno e assaporando ogni ricordo possibile, prima di riviverli nuovamente.
*Cosmea [non sono esperto di botanica.. probabilmente, ai tempi quando scrissi il ciò, la pianta fu un frutto del caso[[